24 IL MASSAGGIO KASHMIRO, IL MASSAGGIO MEDITATIVO

Conosco un po' di alcune tecniche di massaggio: Ajurveda,  Do-In, un po' di Shiatsu,  Reiki e vari tipi di massaggio occidentale; ho appreso alcuni elementi fondamentali di chiropratica e vaghe nozioni di cranio sacrale. Ho incontrato piacevolmente il massaggio Tantsu , ho fatto la formazione bese e il primo anno di Watsu , che amo tantissimo ma soprattutto adoro il massaggio meditativo o massaggio Kashmiro con il quale ho fatto 3 formazioni , una in Belgio e due in Italia e continuo ininterrottamente a praticarlo da oltre 14 anni.

Il massaggio è un elemento molto importante per il recupero della salute del corpo, della sensibilità delle varie parti, dell’ equilibrio e della riattivazione energetica e fisiologica emozionale e sensoriale. 
Esso può diventare una vera e propria esplorazione e contatto profondo dell’ anima,  una forma di meditazione a due dove non c'è piu' nessuno che "fa" ma una relazione vivente e vivificante entrambi che si stabilisce. 
La pratica del massaggio kashmiroè una forma di meditazione profonda intensa coinvolgente totalmente, si pratica con l'ascolto di sé nella relazione sensoriale ed emotiva con un' altra persona, esso è un modo diretto per accedere al proprio inconscio e contattare gli strati profondi del nostro essere per risolverli in una esperienza di non dualità.

Il massaggio è anche terapeutico ed ha spesso la stessa funzione di una holding, di una immersione nelle proprie debolezze e nei propri aspetti più autentici e potenti. 
Il contatto ha il grande merito di far emergere situazioni di sofferenza, carenza affettiva, problemi relazionali ed energetiche di ogni genere e guarire, attraverso la non intenzionalità e la presenza accogliente e rispettosa, 
da situazioni che avrebbero estrema difficoltà di essere anche solo riconosciute.

Tale pratica ha come risultato la più rapida integrazione delle problematiche individuali per un più completo accesso agli stati meditativi ed alla esperienza della unità corpo-mente, arrivando a sperimentare una grande apertura del cuore.

Quando il siamo liberi da ego, da manas, non siamo disturbati dalle latenze inconsce, ci immergiamo spontaneamente nella Coscienza.  Nei rapporti blocchiamo, sciupiamo molto, tutto, per queste strategie. 
Solo se siamo totalmente presenti, privi di proiezioni, aspettative, desideri condizionati è possibile un vero rapporto di rispetto con l' altro.

Il massaggio meditativo è una pratica estremamente delicata e potente, si svolge in un ambiente protetto,  sotto il diretto controllo dell’ insegnante  ed è riservato alle persone che hanno già compiuto un buon percorso di integrazione di sé. 

23 UNA RIFLESSIONE SOCIOLOGICA INTERESSANTE...

<<…Le nuove idee che circolavano, soprattutto nell’ universo giovanile ed in certi ambienti intellettuali culturali e politici degli anni 60, con un bisogno diffuso di maggior libertà e spontaneità, giustizia sociale, pace, non violenza ecc…, dettero vita  a quel grandioso e controverso processo di mutamento socioculturale noto come controcultura degli anni ’60.
Nel corso degli anni ’80 questa spinta rivoluzionaria apparve però rallentare fino a fermarsi e addirittura retrocedere… In realtà la rivoluzione è rimasta sempre viva ma si è spostata in un territorio meno visibile, meno sociale, piu’ sotterraneo: il singolo individuo, la sua mente, la sua psiche, la sua coscienza.
Si tratta di un percorso altrettanto rivoluzionario di quello attuato negli anni ’60 o ’70 ma che non va piu’ in una direzione di una rivoluzione sociale attuata attraverso movimenti collettivi di piazza ma punta prima ad una rivoluzione interiore, mediante un serio lavoro di autoconsapevolezza e crescita personale.
Alcuni giudicano la scelta di impegnarsi al cambiamento di se’ stessi , a crescere, a valorizzarsi come individui, come una sorta di ritirata, di chiusura egoistica e asociale nel proprio guscio, una sorta di fuga dalla realtà…
In realtà il motivo per cui questo tipo di cultura ( oggi emergente) respinge la via del cambiare la società dall’ alto con leggi e norme morali ( anche perché che storicamente si è rivelata inefficace ) e tenta quindi di giungere ad obbiettivi analoghi attraverso un’ altra strada: quella della evoluzione dal basso, incrementando il livello di consapevolezza e responsabilità dei singoli.
L’ approccio è più pedagogico che politico, secondo una impostazione che non si rivolge però solo ai bambini, ma in primo luogo agli adulti. L’ idea di fondo è di educare gli adulti ad essere realmente se’ stessi, a pensare con la propria testa, a liberarsi da quei condizionamenti e vincoli socioculturali che limitano ingiustamente il fiorire della propria individualità e la possibilità di intessere relazioni creative, fluide e reciprocamente soddisfacenti con gli altri esseri umani.
E questa educazione degli adulti è soprattutto una auto-educazione che si svolge inizialmente attraverso la lettura di libri e /o la partecipazione a seminari volti a trasmetterne le basi, i principi e i metodi,  poi con un lavoro personale del singolo che deve operare la sua individuale rielaborazione e sintesi di quanto appreso e trasferire gradualmente nella dimensione della vita quotidiana… >>
Liberamente tratto da “E.Cheli-l’età del risveglio interiore”

22 SARDEGNA

Un posto al mondo dove mi è sempre leggero andare….un posto dove facilmente ritrovo il contatto con il mio essere primitivo e selvaggio e anche con la parte di me piu’ luminosa e aperta…. Un posto dove, lo confesso, ho sempre sognato di vivere, forse come compensazione ai momenti di sconforto e difficoltà della vita. Un posto di memorie antichissime che mi ricorda quanto duro e difficile doveva essere il vivere nel passato ....e quanta bellezza ci attornia comunque
. Un posto dove ho molti cari amici cui voglio bene e che rivedo sempre molto volentieri.

21 LO YOGA CHE INSEGNO

Spesso mi chiedono che tipo di yoga insegno: ( domanda un po' scolastica e intellettuale, spesso proveniente da questo tipo di approccio...),  io posso solamente dire che la ricerca è mia,  è la mia strada, senza alcun  modello, senza alcun maestro da mettere su di un piedistallo, non c'è nessun "ismo" né tradizione per la quale essere pronti a tutto: non c’ è nessun punto di partenza perché non c’ è che il qui ed ora e la mia particolare ed unica risposta del momento, nessun orizzonte di riferimento ma solo l’ emergere del se’ spontaneo in ogni atto anche banale. Non mi sento di dovere piu’ asserire alcun che di particolare perché ho solo da imparare, tutto da tutto e tutti.                 Un maestro disse una volta : " non posso perdere nulla perché non ho da difendere nulla".  Così ci sono solo compagni di strada e tante persone sofferenti e amici con cui immergersi e "essere pienamente in " questo stupendo gioco della vita.
Devo rilevare che c'è nell' ambiente Yoga in genere una grande rigidità, data anche dalla “canonizzazione” delle asana e delle posture, dalla grandezza di una tradizione che , appresa da una persona che non ha esperienza in proposito o sicurezza in se' sufficienti finisce con schiacciare ogni sua originalità e ogni sua vitalita' creativa imprigionandola in dei modelli che finiscono per essere solo nuove uniformi o rituali rassicuranti ma non piu' liberatori, ma solo "allevianti" o "fuorvianti" da certi tipi di tensioni o di paure.   D' altra parte c'è nella via tantrica che percorriamo  una grande libertà e ricerca della spontaneità e naturalezza ma mi sono convinto  che solo per grandi personalità, intelligenze, sensibilità è possibile un cammino di liberazione privo dell' elemento rituale e "rassicurante" della pratica formale e quotidiana.  Sulla mia esperienza, sento la necessità della compresenza di entrambe queste modalità di ricerca, da dosare a seconda delle differenti qualità e livello del ricercatore.
Nel mio lavoro personale e di insegnante , introduco sia momenti di lavoro privo assolutamente di "schemi" di riferimento, in cui "svuoto i cassetti"  e tiro fuori "materiale" e lo osservo o lo faccio osservare,  dove c' è anche la dimensione dell' aspetto relazionale, (tanto  ricca e stimolante per la ricerca..), sia momenti in cui agisco una pratica piu' classica, in modo individuale, ripetitivo, canonico: ( posture classiche, vipassana, sequenze ecc.. ). La forza acquisita in una modalità di lavoro  arricchisce l' altra e viceversa !!  Il secondo lavoro è piu' facile per certi aspetti, piu' difficile per altri, il primo richiede grande maturità ed esperienza, è piu' facile per gli aspetti corporei, ma vi sono altro genere di difficoltà, specie nel gestire le emozioni e situazioni difficili che emergono piu' frequentemente.
Altra cosa cui voglio  almeno accennare è la importanza di avere preliminarmente risolto alcuni problemi di tipo psicologico che a volte né la sola pratica dello Yoga, né quella del Tantra, né forse altro di simile, possono risolvere  se non trattandoli specificamente ( ad esempio con un lavoro specifico di qualche genere oppure con un terapista formato e bravo che dall' esterno puo' dare una modalità di osservarli senza condizionare in letture preconcette o comunque semplificative) .   Alcune volte consiglio ad alcuni allievi un periodo di analisi prima di oppure a fianco di un lavoro yoga, questo puo' essere molto utile e "accorciare" il molto tempo sprecato a risolvere certi passaggi o a sanare certe ferite emozionali ed anche in questo caso le due modalità di ricerca, se fatte seriamente sono reciprocamente esaltanti. Va da se’ che anche un solo lavoro di tipo psicologico analitico o simile senza che vi sia un approfondimento corporeo e meditativo ha grossi limiti e non puo’ portare a liberarsi  fino in fondo  dalla “sudditanza” al mentale .
Una  grande importanza assume quella di apprendere a fare della propria quotidianeità  pratica continua… trovando che lo yoga è ovunque e dentro ogni cosa:  il lavoro nelle "palestre" assume così una valenza completamente diversa e realmente trasformatrice ! Il Tantrismo è fondamentalmente questo: portare la pratica, questa pratica personale, in ogni momento della vita, fare di tutta la vita un sacro lavoro di presenza.

20 PENSIERI, SOLO IN PARTE RUBATI, SULL' ARTE (terza parte)

La bellezza delle cose esiste solo
nella mente che le contempla. (David Hume)
La bellezza è negli occhi di chi guarda..... (proverbio cinese)

Per comprendere più a fondo certi fenomeni naturali nella loro realtà,
occorre spostare l' attenzione dagli oggetti in se’ ,
alle relazioni fra quegli oggetti..... (Gregory Bateson)

L' arte, per esistere, deve esistere prima di tutto come stato di coscienza in chi crea.

L' arte ci spinge a guardare in modo nuovo, ad un guardare diverso, ad un uso esteso del sentire e toccare, ad entrare in empatia ed in contatto… è come andare a recuperare cose che abbiamo lasciato con la nostra infanzia…

L'arte ci fa ridimensionare l'uso prevalente del pensare sul sentire:
pensare è avere,
sentire è essere !
L'arte ci spinge ad essere
ed essere è una dimensione in cui scompare la divisione fra io e te, fra oggetto e soggetto, fra opera e artista, fra opera e osservatore.

L' arte è mettersi in contatto con lo sconosciuto, l' ignoto, la meraviglia, il vedere nuovi mondi e nuovi modi di vedere il mondo......
Non è tanto vedere cose nuove ….
ma imparare a vedere con occhi nuovi.....!
L' arte è insieme comunicazione, relazione ed emozione ...quando queste tre cose funzionano c'è arte c'è essere,  c'è crescita, c'è apprendimento, c'è evoluzione, comprensione, …magia della vita.

L' arte è una porta verso noi stessi e un altro sguardo sul mondo…
“Slacciate le cinture di sicurezza della razionalità e risvegliate il fanciullino emotivo”,
senza di lui nessuna arte si manifesta.

Il vedere non è un guardare degli occhi ma un’attività che coinvolge tutto il movimento del corpo, il modo in cui ci si può disporre all’ascolto con tutto il proprio essere, attraverso una serie di esperienze dirette in cui colui che conosce è aiutato ad entrare in relazione profonda con l’oggetto di conoscenza, facendo di ogni momento di apprendimento un’opportunità di crescita.

Per vedere l' arte ci vogliono coraggio e umilta':
il coraggio di andare oltre i propri limiti
e l' umiltà di vederli come tali...

Ogni quadro ha un suo carattere, una sua energia, crea delle relazioni possibili con lo spazio e con l’ osservatore che si imbevono di questa energia.

Ogni quadro è una sintesi un punto di focalizzazione,
una stazione,
un “turning point”: …..
un arrivo, da cui si parte  verso nuovi orizzonti.
n quadro è infondo come incontrare un essere vivente, icona di se’ stesso, sintesi di un percorso , di tanti dubbi, sofferenze, gioie, aspirazioni desideri: ogni volta unico e irripetibile,
….mai due volte lo stesso.

Incontrare un quadro è infondo come incontrare un essere vivente, icona di se’ stesso, sintesi di un percorso , di tanti dubbi, sofferenze, gioie, aspirazioni desideri: ogni volta unico e irripetibile,
….mai due volte lo stesso.

Leggere un quadro è leggere in profondità l’ autore, entrare in grande intimità con lui…….
quando lasciamo una mostra abbiamo arricchito il nostro bagaglio di vita nel contatto con un’ anima che non ci sarà più estranea….
ntro :
Davanti a un quadro incontro :
un canto,
una musica,
una danza,
tanti gesti, spazi, suoni, silenzi, pause, emozioni, poetiche,
visioni,
sensibilità,
possibilità nuove di sentire, vedere, toccare…
sto quadro “mi piace” perché mi porta alcune conferme; questo invece “non mi piace” semplicemente perché mi spinge ad rivedere cose con le quali da
Questo quadro “mi piace” perché mi porta alcune conferme;
questo invece “non mi piace” semplicemente perché mi spinge ad rivedere cose con le quali da tempo ho chiuso ogni dialogo…

Solo superando il dualismo “mi piace-non mi piace”,
inevitabile in partenza,
è possibile uscire dal giudizio e vivere l’ arte empaticamente,
assorbirne i contenuti e le valenze che sono prevalentemente non mentali.
Dove esiste qualcuno capace di ciò ?......Cerca nel respiro, nel tuo stesso sentire è la risposta !

.... solo se esiste un osservatore capace di cogliere la bellezza della vita dove normalmente gli altri non la vedono.
Un urlo fastidioso in un pullman, una foglia secca avvizzita appoggiata sopra un manto nevoso,
… queste sono immagini poetiche ?
.... solo se esiste un osservatore capace di cogliere la bellezza della vita dove normalmente gli altri non la vedono.

Anche l’ arte è espressione della ricerca più elevata dell’ uomo:
la ricerca dell’ infinito nel finito ,
del senza limite nel limitato.
In ogni quadro c’è una parte di te. Riesci a vederla ? Riesci ad accettarla? Riesci a dialogare con lei?
 …Solo se ti porrai nell’ infinito sarai in grado di farlo!

Sai vedere con le orecchie, con la pelle, con le dita ?
Sai gustare con il naso?
Sai sentire e toccare con gli occhi ?
….L’ arte può insegnarti come fare !

Allora, se vedo uno “stronzolo” qualunque con gli occhi d’ artista
quello “stronzolo” diventa arte:  non è vero?
….E’ vero solo se il  mio vedere è comunicato :
 l’ arte è relazione, che contiene anche questo vedere.

19 ANCORA SULL'ARTE (seconda parte)

Un artista vero non ha certo bisogno di sentirsi raccontare da altri niente circa il suo rapporto con l’ opera, in genere questo è per lui un rapporto  totale, pieno, vitale, energico, emozionante: è proprio questo ciò che lo spinge ad essere tale.
Il pubblico, i fruitori delle opere, anche se non sempre, si pongono davanti all’ arte in maniera mediata dalla cultura, dalla loro formazione scolastica , culturale, mediatica, dalle loro abitudini di essere,  di interpretare, di concettualizzare, classificare, tradurre, proprie anche dei limiti storici e sociali. Ciò non è un male di per se’, ma è solo uno degli elementi del nostro possibile rapporto con l’ arte e questo, da solo, non sempre ci permette di coglierne il suo linguaggio più profondo che in piccola parte.
L’ arte visiva è un linguaggio specifico che ci parla, prima di ogni mediazione mentale e culturale,  è un linguaggio pre-mentale, oltre-mentale, che comunica direttamente analogamente al  modo con cui comunicano i sogni, la musica, la danza.  L’ uomo possiede una enorme possibilità e ricchezza di linguaggi.
L’ arte ha un linguaggio diretto, pre-conscio, da corpo a corpo, da energia fissata a energia, da emozione fissata a emozione, da silenzio a silenzio, da ritmo, urlo, armonia,  al nostro spazio interiore, in maniera diretta e non mediata. E’ a questa parte dell’ approccio all’ opera che ci proponiamo di aprirci maggiormente.
Vogliamo esplorare le condizioni nelle quali  è possibile che questo linguaggio specifico, ben oltre gli aspetti culturali e scolastici e mentali,  comunque utili e irrinunciabili,  possa essere maggiormente recepito al fine di arrivare a vivere l’ opera d’ arte  in maniera emozionante, vitale, forte, profonda, trasformante, come è per un vero artista.
Questo in fondo è un approccio olistico, dove ogni parte di noi è attivata e contribuisce ad un ascolto ed una risonanza  che, come in un linguaggio  empatico assorbe l’ energia dell’ opera e la fa risuonare in uno spazio interno  corporeo, mentale , emozionale e sopra-mentale fatti, prima di ogni altra cosa,  di vuoto e silenzio perché non c’ è ascolto possibile, se non sparisce l’ ascoltatore.

18 A MIO PADRE E MIA MADRE


Quando muore una persona cara si fa grande silenzio….
Non ci sono mai parole abbastanza grandi,
abbastanza capaci di esprimere un mondo di affetti
di debolezze, speranze, esperienze, sofferenze, gioie….
Una storia intera, come tutte le altre storie, infondo comuni,
ma sempre uniche e così importanti per le persone vicine…

A chi rimane restano brandelli di memoria , pezzi di storie,
sempre incompleti, il senso di qualcosa di prezioso
che è perduto, ma che continua in altre forme…
Ai figli resta la naturalezza di essere adesso loro, i padri e le madri,
i testimoni viventi di una storia che dura da mille e mille generazioni …
Si possono dire tante altre cose....
la piu' alta fra tutte è la meno facile da comprendere
di certo questa è la piu' rara, bella e difficile da incontrare:

Il Saggio Tung Men Wu, vissuto a Wei,non si afflisse quando suo figlio morì.       Sua moglie gli disse:"Nessuno al mondo amava il proprio figlio quanto te,...
perchè non ti affliggi ora che è morto?"   Egli rispose: "Non ho mai avuto figli, e quando non ne avevo
non mi affliggevo....  Ora che è morto tutto è come prima, quando non avevo alcun figlio.
Perchè dovrei affliggermi ora ?"

Ringraziamo tutte le persone che ci sono state vicine.
La regina Genny è ora accanto al suo re,
il nostro caro Mario,
e riposano insieme nella luce dei nostri cuori...
Grazie, grazie, grazie a loro di essere vissuti,
di averlo fatto anche, in ogni modo, per tutti noi.

Guido e Marco