16 IL GIUDICE E LE PRATICHE SPIRITUALI

Il giudice nella pratica dello yoga può non essere visto molto, e la sua entrata in campo sfuggire alla percezione immediata:  in ogni pratica dove ci sono modelli e norme più o meno rigide da applicare, il giudice trova un terreno fertile per dominare completamente il mentale e l’ emozionale delle persone coinvolte.  In genere  più elementi di rigidità sono presenti più il giudice facilmente controlla la situazione.
Ecco che lo yoga maggiormente conosciuto e  diffuso, l’ Ha-Tha Yoga, diventa spesso la pratica scelta o preferita dei tipi dominati dal superego e per i quali la relazione con esso è un tema centrale della vita .
Il culto, la perfezione del corpo o anche dello spirito è sottilmente nascosto dietro la pratica dello yoga, un corpo perfetto, uno spirito eccelso, questi canoni  di perfezione diventano nuovi modelli da assumere da parte di un nuovo giudice, che diventa semplicemente più raffinato nella sua attività distruttiva della crescita reale, perché si confonde meglio con i contenuti e i valori di un ambiente positivo perché  salutistico o spirituale, e i valori della sopravvivenza si spostano ad un tipo diverso di valori, solo si è immersi in un mondo particolare, percepito come più evoluto.
E’ vero tuttavia che una pratica che si basa sull’ ascolto del corpo e sull’ apprendimento dello stare a contatto con la sensazione di tutto il corpo nel quotidiano da forza e sostegno a qualunque tipo di riconoscimento dell’ attività del giudice  e da forza a qualunque pratica di allontanamento dal  giudizio interiore. Molto dipende dalla validità,  dalla profondità e criticità dell’ insegnamento che viene dato o ricevuto.
Mentre quello che spesso succede è che nelle pratiche libere, in genere afferenti all’ ambiente tantrico, dove ci riferisce ad una guida organismica interiore,  dove “si esce  allo scoperto” per il superamento continuo dei limiti del conosciuto nei gesti, nelle espressioni, nelle emozioni, ecc. … nella espressione di se’, si è posti continuamente a confronto e riconoscimento immediato di questo tipo di sabotaggio interno  e si è spinti a vincerlo per la stessa natura della pratica. Qui magari esso si manifesta recidivamente nella forma più subdola e sottile, femminile, come malessere, vertigine, mal di testa, indisposizione fisica di ogni tipo.
Anche qui vi è il rischio, che valuto meno frequente e minore, di creare sottilmente una scala di valori, quindi di giudizi,  afferenti l’ uomo libero dai tabù, libero dalle vergogne, libero nella espressione, libero nel desiderio, libero dai legami ecc.…non si scappa....è un tema con il quale si è chiamati a confrontarsi in ogni modo.

15 YOGA E RICERCA SPIRITUALE IN OCCIDENTE

La pratica dello yoga può essere un potente mezzo di equilibrio, di acquisizione e mantenimento della salute fisica, energetica, emozionale, mentale e “metamentale”.  Essa può essere molto utile nel processo  di conoscenza di se’ , di evoluzione spirituale, di radicamento del sentire nel corpo,  con tutti i vantaggi che ciò può portare, sia a livello psichico che globale. Oggi lo yoga ha assunto infinite forme e modalità di proporsi e di essere praticato: dalle danze di ogni tipo, a massaggi di ogni genere, vi sono pratiche e  meditazioni dinamiche o statiche di mille forme e tradizioni; ogni giorno se ne conoscono di nuove che si riferiscono o a un nuovo “guru” del lontano Oriente o a un nuovo maestro o una nuova scuola o nuova moda  occidentali. Sempre più  esso si affianca ad altri saperi ed esperienze, in uno scambio proficuo che giova ad entrambi, specie nel settore delle conoscenze psicologiche ed antropologiche.  Nel contempo migliora la conoscenza dei testi originali e gli scambi e le esperienze  e gli insegnamenti si infittiscono ad ogni livello. Grazie a cio’ e per cio’ ormai  molti grandi maestri  sono assolutamente e completamente  occidentali , come forse  lo erano già molti guru indiani del passato che si erano in parte formati nelle universita’ inglesi e americane.  L’ esperienza trascendente in occidente è stata ormai pienamente recuperata  e sempre meno abbiamo  bisogno del mito dell”India” mentre  si assiste al fenomeno di un oriente che si sta modernizzando rapidamente.  La civilta’ orientale, dove lo yoga si è sviluppato, al pari delle altre civiltà, era ed ancora forse lo è, una civilta’ dove non c’era uno sviluppo della libertà e del senso individuale che abbiamo in occidente. Con i suoi pregi e difetti, questo è pur sempre un livello maggiore di evoluzione psicologica e per il quale gli strumenti dell’ oriente si sono dimostrati insufficienti e capaci di far evolvere realmente solo una piccolissima e ristrettissima cerchia di persone  a causa delle nevrosi e psicosi che inevitabilmente accompagnano lo sviluppo della coscienza individuale e cui la civiltà pre-personale indiana non era attrezzata a far fronte.
Oggi in occidente stiamo elaborando proprio questo: la strada spirituale è vista come qualcosa che ha a che fare con una risoluzione preliminare o contestuale dei propri problemi e conflitti personali insieme e non separata dalle pratiche spirituali tradizionali, le stesse peraltro hanno cambiato sapore, per assumere toni meno fideistici, meno criptici e rituali, piu’ semplici e contestuali , laici , scientifici , liberi, senza perdere in profondità, esperienza e  conoscenza, senza tradire le essenze delle grandi conoscenze ed esperienze dei maestri di ogni tempo. Si stanno sviluppando scuole che si attrezzano in modi molto vari ed articolati e il fenomeno sta assumendo dimensioni vaste, tanto da essere ormai vicini ad una massa critica di individui maggiormente consapevoli o di cosiddetti  “creativi culturali”, trasversale alle ideologie ed alle classi sociali, che influenza sempre più i destini del mondo, per adesso con risultati limitati, ma forse nel futuro non lontano potremo iniziare a vedere cambiamenti  consistenti.

14 SULLA VULNERABILITA'...


La vulnerabilità è cio’ che ci riconnette con la vita. La vulnerabilità è cio’ che permette in intimità con gli altri e con il mondo perché accettando la nostra vulnerabilita’ accettiamo quella degli altri ( e viceversa)  e così possiamo accedere alla verita’, alla condivisione, alla compassione, all’ amore vero per noi stessi e per gli altri. Alla nudità dell' anima.
Solo chi è in contatto con la propria vulnerabilità’ ed ha il coraggio di viverla ed esporla e comunicarla agli altri è veramente forte , mentre chi la protegge in realtà è un pauroso ed un debole prigioniero emotivo che vive compulsivamente in difesa delle proprie sicurezze.

La vulnerabilità entra in gioco in ogni chakra , ad ogni livello in modo diverso:
In MULADHARA (plesso coccigeo) accettiamo  la limitatezza del corpo, le sue necessità in termini di vita e bisogni concreti per la salute, di riposo, il bisogno del gioco come elemento fondamentale di scoperta e di vita ;
Su  SVADISTHANA ( plesso pubico) accettiamo la nostra ombra e l’ esistenza delle  nostre paure, ansie, storia, limiti emozionali, la nostra  parte femminile/ maschile inconscia, accettiamo il nostro “karma” passato come punto di partenza della situazione esistenziale;
Su MANIPURA (plesso solare)accettiamo la nostra impotenza, le proprie incapacità di trasformare le cose e di arrendersi alle situazioni che non possiamo cambiare, le nostre insicurezze e instabilità, la limitatezza della nostra volontà, forza, capacità di agire nel mondo;
Su ANAHATA (plesso cardiaco)accettiamo i nostri limiti nel dare amore e dare disponibilità, i nostri  limiti affettivi , accettiamo la nostra limitata capacità di intimità, accettare i limiti degli altri e accoglierli, avere profonda compassione di sé;
Su VISHUDDI (plesso tiroideo)accettiamo la nostra limitazione nel comunicare, nello scegliere, nell’ essere autentici e puri, incapaci di orientamento, discernimento , accettiamo il nostro bisogno di controllo e di surrogati;
Su AJNA (ghiandola pineale)accettiamo i nostri limiti di visione, di sintesi, di comprensione ,  ironizziamo sul nostro desiderio di onnipotenza, di comando, di potere sugli altri , accettiamo i nostri  limiti di visione, di comprensione, di integrazione;
Su SAHASRARA (fontanella) accettiamo di avere limiti, di avere bisogno di sicurezze, di avere bisogno di strutture, idee, riferimenti, appoggi, sostegno.
Accettare la nostra  vulnerabilità apre lo spazio del cuore, accogliamo finalmente i nostri limiti, cessiamo di odiarci, ci sentiamo parte della umanità intera', fratelli dei nostri fratelli, uniti al creato, delicati e intimi con tutto, questo ci rende in realtà fortissimi e realmente davvero invulnerabili...!

13 PERCHE' MEDITARE ?

-  La nostra esperienza non sorge liberamente. Interveniamo sulla sua spontaneità,  percependola attraverso le credenze e concezioni accumulate.

-    Le nostre esperienze sono specificamente modellate da un sottile processo subliminale, dall'incessante attività del pensiero, dei ricordi e delle reazioni basate su informazioni del passato.

-    In ogni interazione con un' altra persona, imponiamo all' esperienza l'immagine di quel che siamo, un'immagine dell'altra persona e una particolare sfumatura sensoriale al rapporto. Ne deriva un'esperienza della realtà che, almeno in parte, è creata da condizionamenti passati.

-    Non percepiamo la nostra attività come interferenza perché non stiamo esplicitamente rifiutando un'esperienza particolare. Ma stiamo in realtà rifiutando la spontaneità delle esperienze che sorgono. È proprio questa la difficoltà nell' essere dove siamo: proviamo a indirizzare l'esperienza. Ma qui non stiamo soltanto provando a farlo, la stiamo veramente indirizzando.  Le conferiamo una forma guardandola attraverso la lente del passato. Essa è in parte modellata dal suo sorgere attraverso i filtri di un sapere passato.

-    Si tratta di un'attività interna molto sottile, difficile da osservare  perché è un processo mentale quasi continuo, subliminale e inconscio, composto da numerose parti: ricordi, immaginazioni, imposizione di particolari forme o immagini, filtri, proiezioni e una miriade di altre operazioni mentali ed emotive.

È evidente quindi che creiamo continuamente l'esperienza, invece di lasciare che sia se stessa, che sorga libera, spontanea. Tutta la nostra esperienza egoica è perciò un'intrinseca interferenza coi fatti del momento  attuale.

Come possiamo muoverci verso la comprensione trasparente dell'esperienza, verso chi e cosa siamo davvero?

-    Quando facciamo esperienza di un evento o un'interazione, reagiamo di solito a ciò che riteniamo stia accadendo (manifestazioni secondarie). Ciò comporta giudizi, resistenze, negazioni, manipolazioni, eccetera.

-    Se siamo in grado di arrestare l'interferenza, ci rendiamo maggiormente conto di quel che sorge davvero (manifestazione primaria), cominciando a comprenderlo. Vediamo che non è un'esperienza piena e immediata dell' adesso. Riconosciamo una miriade di veli stratificati, che la rendono non del tutto tangibile, viva e immediata.

-    Crediamo di essere dove siamo, mentre in realtà siamo impegnati in un' attività interiore, che all'inizio non è affatto palese. Siamo inconsciamente scollegati, dissociati dal nostro Essere, oppure abbiamo una sensazione di distacco, ma non riteniamo di essere noi a causarlo.

-    Se rimaniamo presenti all'esperienza attuale e non la combattiamo, essa comincerà a rivelarsi e inizieremo a vedere come la mente attua le sue interferenze.

-    Constatando l'implicazione delle nostre idee e credenze, scorgeremo la qualità mentale della nostra esperienza, il suo vuoto e la sua carente realtà.

-    Sovrapponiamo al momento attuale ciò che riteniamo di essere. In altre parole, ogni volta che accade una cosa, reagiamo in un certo modo, in base a determinate proiezioni del passato che ci rendono adesso una certa persona.

-    Allorché ci saranno maggiore chiarezza, comprensione e consapevolezza, riconosceremo gradualmente che quando pensiamo di essere dove siamo, non siamo ancora noi stessi. Cominceremo a capire che siamo impegnati in una reazione, in una proiezione della mente sul momento attuale.

-    Inizieremo a notare specificamente le attività interiori dell'interferenza sulla manifestazione primaria, che eravamo abituati a credere fossero il vero contenuto del momento attuale. Diventeremo consapevoli delle nostre immagini di noi stessi, delle nostre identità, strutture egoiche, proiezioni e programmazioni derivanti dalla storia personale. Queste sono tutte interferenze.

-    Comprendendo meglio ciò che succede, cioè riconoscendo che il contenuto dell' esperienza è una proiezione e una posizione che assumiamo in quel momento, la luce della consapevolezza la trasformerà nella vera realtà del momento. Allo stesso tempo, l'esperienza ci trasformerà in quel che siamo, non in quello che riteniamo di essere.

Come comprendere e modificare questo tipo di attività interiore che ci impedisce di essere noi stessi ?

La tradizione della umanità ha dato in genere a questa domanda una sola principale efficace risposta: la meditazione.

(Liberamente tratto da A.H. Almaas )

12 LA RESPIRAZIONE ADDOMINALE



Il respiro nell’ addome:

La respirazione diaframmatica risente come nessuna altra parte nel corpo,  delle tensioni in esso presenti: la piu’ piccola tensione presente nel corpo si riflette nel diaframma, da qualche sua parte.  Se c’è una grande situazione di tensione, ansia, agitazione il diaframma è spesso molto bloccato e la respirazione è quasi solo toracica.
Altri motivi di blocco della respirazione diaframmatica sono le tensioni localizzate nell’ addome e nel ventre, cioè nelle strutture, nei muscoli, negli organi a livello lombare, dell’ addome del ventre del bacino, fino alla sessualità fino al perineo e all’ano, questo perché  respirando con l’ addome si percepiscono le situazioni di blocco e si hanno in genere sensazioni non piacevoli, per cui per evitarle si respira in alto.
Per sbloccare la respirazione addominale quindi si lavora in genere:
1)  a livello “meccanico” sulle tensioni generali nel corpo, cercando attraverso lo sviluppo della consapevolezza di se' e delle proprie tematiche ricorrenti di abbassarne la pressione e sciogliere:  
2) sulle tensioni localizzate nel ventre e nell’ addome, e i problemi psichici ad esse connessi, cercando di comprenderle e quindi piano piano risolverle.
A)       Il livello "meccanico-tecnico", di intervento è costituito da esercizi che piu’ o meno inducono dall’ esterno un rilassamento nella persona in maniera da tenerne occupati i meccanismi automatici inconsci, fino a che, attraverso l’ induzione ripetuta di rilassamenti quotidiano  non si sciolgono gli elementi  piu’  evidenti e risolubili di essi e la persona non comincia a godere del rilassamento e comincia a farlo e a riuscirvi un po’ , concretamente, da sola, avendo compreso e sperimentato nuove modalita. Ci sono anche tutta una serie di esercizi che a livello “meccanico” producono, o attraverso lo sforzo,  o attraverso lo stiramento del muscolo, o attraverso la pressione, il rilassamento, una certa apertura.  C’è da dire che il rilassamento avviene solo quando c’è coscienza, presenza, quindi anche l’ azione combinata degli esercizi di cui sopra con la presenza e la coscienza nel diaframma ne riduce le tensioni aggiungendo ad essi maggiore efficacia.
B)         Il livello mentale, quello piu' sottile e delicato, ma dagli esiti piu' potenti, è connesso con il proprio sostegno, valore, e il proprio potere, la capacità di vivere la gioia e la pace, la capacita' di stare centrati. Tematiche legate ai rapporti con il padre, la madre, sono sepolte nelle profondita' del proprio inconscio spesso preconcettuali. Qui sono da fare interventi piu' personali ma anche esperienze di gruppo e anche di vario genere, possono aiutare molto in questo.Inoltre possiamo lavorare in  questo campo anche comprendendo profondamente le dinamiche che sono fissate nelle tensioni del ventre e dell’ addome: quali i temi del rifiuto tipici degli enneatipi 8,9,1 ad esempio, i temi della non autonomia e sicurezza di se' o proprio valore legati agli enneatipi 2,3,4, o quelli della paura legati ai tipi 5,6 ,7. (…)

Evidente che la respirazione addominale corretta, e cioè a dire una respirazione con il controllo della cintura spontaneo  (che è vissuta come senso di pienezza, di completezza, di tenerezza, fluidità, insieme con senso di connessione, rotondità, potenza, intimità…) , è possibile solo con un alto livello di integrazione e quando lo stato meditativo è esplorato,conosciuto, frequente e fa si che possiamo spostare facilmente la coscienza sul posto e una contrazione addominale priva di tensioni,  fatta di spontaneità e volontà insieme. Quindi una respirazione addominale corretta, con il controllo della cintura, è impossibile nella persona non integrata e che non conosce adeguatamente lo stato meditativo.

In ogni caso il rilassamento e l’ ascolto sono un elemento costitutivo del recupero dello spazio dell’ addome.   Quindi sia  negli esercizi tecnici che a maggior ragione nelle altre strade è fondamentale dare grande importanza a momenti di ascolto e di rilassamento o comunque di profonda coscienza.
Esercizi tecnici:
Yoga nidra , derivati e articolati. Grande abbandono proni al suolo e varianti.
Kapalabhati, Bastrika, respiro di fuoco e respirazioni simili (urashtala shuddi p.)..
Massaggi dell’ addome e della schiena in vari modi…
Uddhyana Bandha, Nauli, Agni-sara dhauti…
Dhanurasana, ustrasana, merudandasana, jatarariparivartanasana, pascimottansasana, gatto-vacca, garbhasana…. e simili…
Stiramenti, spaccalegna e simili…
Esercizi meno tecnici:
Meditazione vipassana, meditazioni su manipura ( su hara, sul Kath) .
Visualizzazioni o lavori specifici legate ai temi del fuoco, dell’ acqua, della terra.
Visualizzazioni specifiche legate ai temi del rifiuto, della paura, della non autonomia e dell’ accoglienza, dell’ azione, della centratura e sicurezza di se’, del valore.
Trataka sentendo il legame con l’ addome.
Tandava,
Chamunda
Respiri al suolo con le mani sul ventre, rotolamenti a terra.
Lavoro sul rosso e sull' essenza della forza e il potere personale.

11A LO YOGA DELLE NOVE PORTE- ENNEAGRAMMA E YOGA ! ( prima parte )


Come lavoro con l' Enneagramma all' interno dei miei corsi:
( questo lavoro è il risultato di un lavoro di ricerca di personalizzazione delle pratiche, di fatto iniziato tanti anni fa con l' incontro con lo yoga dell' energie, nel lontano 1983 e che si è potuto concretizzare grazie anche alla conoscenza di tante tecniche provenienti dalle piu' disparate culture e discipline ).
Con le persone interessate, insieme, in vari modi ed eventualmente con l' aiuto del test, si arriva a individuare l' enneatipo principale, poi inizia il lavoro vero e proprio che si divide in 

1- conoscenza piu' approfondita delle caratteristiche del primario tipo per iniziare a vedersele nel quotidiano
 e così facendo provare a riconoscere e distanziarsi dai propri meccanismi automatici piano piano.
2-conoscenza piu' approfondita degli altri enneatipi per imparare a vedere ed accettare meglio gli altri
riconoscendo la natura profonda ed essenzialmente autoprotettiva delle proprie maschere ed onorarle TUTTE.
3- individuare e conseguentemente lavorare in pratiche spirituali piu' caratterizzate o comunque specifiche
che servano, piu' efficacemente di cio' che facciamo istintivamente, ad aiutarci ad evolvere realmente . SI fanno pratiche che naturalmente sono quelle che tutti fanno volentieri e che in definitiva vanno "per il verso del pelo" della propria maschera enneatipica, quindi che danno energia ed entusiasmo e si introducono poi delle pratiche che sono quelle che ciascuno non farebbe mai, nemmeno sotto tortura e che in definitiva fanno meglio emergere e/o rappresentano gli aspetti d' ombra. L' integrazione fra questi due estremi è agevolata da un altro tipo di pratiche che aiutano a tenere insieme tutto.  Per ogni enneatipo è possibile definire teoricamente queste pratiche. SI tratta anche di personalizzarle ed adattarle ancora meglio alla persona che le fa. Anche in dosi minimali ma tuttavia efficaci.

Usiamo soprattutto l’ Enneagramma per definire le caratteristiche principali della natura di un individuo.
Lo usiamo preferendolo ad altri sistemi, per vari motivi: sinteticamente perché è uno strumento unico e prezioso che permette una analisi che unisce organicamente tutti gli aspetti della persona: da quelli psicotici più estremi a quelli spirituali più elevati e dove è evidente il continuum esistente fra carattere o struttura di difesa  ed  essenza o struttura profonda dell’anima : qui è manifestamente evidente come il primo è in genere un importante indicatore della natura della seconda.
La sua formulazione permette di identificare in modo abbastanza rapido la struttura del funzionamento inconscio sia a livello emozionale, che fisico, che mentale.
Il sistema ha origini antichissime e da alcuni viene fatto risalire all’ ambiente Sufi. Oggi esistono diversi modidi utilizzo e lettura di questo strumento, ne abbiamo in mente almeno 4,  in realtà più o meno profondi, ma non in contraddizione sostanziale fra di loro. Di questi noi usiamo una composizione di quello di Claudio Naranjo-Don Riso ( enneagramma psicologico delle passioni ) e quello di A.H. Almaas (enneagramma delle idee sacre ). Quello delle idee sacre si focalizza di più sulle strutture innate e gli aspetti spirituali, quello delle passioni sulle strutture acquisite culturalmente nei primi anni di vita e gli aspetti psicologici, ma è una differenza non così sostanziale come appare.  L’ enneagramma è uno strumento potentissimo e viene usato sempre più estesamente nella psicoterapia moderna proprio per la sua rapidità, profondità ed efficacia.
In sintesi, questo il nostro modo di lavorare con l' enneagramma:   Un suono naturale ( una luce naturale, una struttura…...) è composto (-a)  da tanti vari tipi di suoni ( onde, vibrazioni… ) detti armoniche:  un qualsiasi oggetto ha un modo di vibrare naturale che è composto dalla combinazione di tanti diversi modi principali ed elementari di vibrare,in entrambi i casi c’è in genere un modo principale di vibrare e dei modi secondari.
Per le persone, i caratteri,  si può dire una cosa simile :  il nostro carattere è composto da tante modalità 
ma fra tante in genere c’è un modo principale e dei modi secondari. Individuare questo modo principale è la maggiore funzione  dell’ enneagramma, ma si possono individuare anche componenti secondarie terziarie e vari altri aspetti…. in un sistema molto ricco e articolato.
( fine della prima parte.....continua in 11B)

11B LO YOGA DELLE NOVE PORTE-ENNEAGRAMMA E YOGA ! (seconda parte)

( ...CONTINUA DAL PRECEDENTE 11A ) 
Quello che normalmente chiamiamo CARATTERE di una persona è in realtà il composto di almeno due componenti:    l’ aspetto per così dire “karmico” o genetico o naturale, che viene dalla struttura innata ( detto temperamento)  e quello per così dire culturale che viene dalla nostra interazione con il mondo mentre cresciamo,  specie nei primi pochi anni di vita ( dettocarattere ).  Di solito se non ci sono grossi disturbi il carattere segue il temperamento e non se ne discosta molto,  a volte può farlo tantissimo, questo avviene nel caso delle psicosi o di nevrosi importanti.
Adesso Immagina un sistema di coordinate a 9 dimensioni con nove tipi principali di carattere/temperamento,  ciascuno di essi concepibile come un “gruppo” abbastanza omogeneo  di caratteri/temperamenti in modo che per ciascun tipo si possono contare circa 9 sottotipi , per cui in tutto,   i caratteri/temperamenti abbastanza tipizzabili, sono 81. 
Poi, siccome nessuno di noi è un carattere “puro” e come ho detto sopra, siamo composti da un “modo” principale e tanti modi secondari che si fanno sentire più o meno, e nell’ ipotesi di media che una persona abbia circa due o tre componenti di carattere secondario rilevanti abbiamo uno schema di circa 5000 (!) tipologie  di riferimento facilmente accessibili e mai rigidamente  interpretabili...un bello strumento non c’è che dire …!
Ma a che cosa serve tutto questo ? Già individuare il nostro modo principale è già un bel lavoro psicologico su di sé perché ci consente di vedere i principali inganni cognitivi volitivi ed emozionali in cui cadiamo sistematicamente e inconsciamente, di riconoscere le conseguenti difficoltà che abbiamo e le conseguenti reazioni inconsce che sviluppiamo come strategia di sopravvivenza che ci fa mantenere tuttavia nell’ inganno e nella periferia di noi stessi.  Tutto questo agisce inconsciamente ed ordinariamente in noi, spesso per tutta la nostra vita senza che neppure ci accorgiamo di gran che’ ( a meno che non siamo persone molto dotate ). Se non riconosciamo questi meccanismi non possiamo liberarcene e siamo “condannati” ad una esistenza dominata da forze che operano in noi a nostra insaputa con la relativa sofferenza.
 Sulla base di questo processo di riconoscimento del proprio enneatipo e di conseguenza di riconoscimento delle proprie caratteristiche e dei propri “inganni/reazioni/difficoltà interiori, si possono dare anche delle indicazioni di “guarigione” dai propri limiti ( intesi come paure, rabbie, vanità ecc.) legati all’ ignoranza di sé e dei consigli e delle pratiche adatte a farci integrare meglio i contenuti inconsci  e procedere più speditamente nella strada della ricerca di noi stessi.
Di solito è la persona interessata che, leggendo i vari tipi, o sentendoli descrivere da altri che ne hanno formazione e buona conoscenza, individua , dopo un lavoro non semplice di analisi, il proprio enneatipo e ciò che ne consegue. Quando non c’è questa conoscenza o se si è in un percorso di ricerca personale sotto una guida ,  per raggiungere più rapidamente il risultato, si usano dei questionari.  
Nel fare i questionari, è piu' importante basarsi sul dato storico che su quello del momento, cioè quando si e' indecisi sula risposta cerchiamo di vedere quale e' il modo piu' usato nel corso del tempo,  specie in giovinezza,      e quando si è decisi trovare comunque conferma del momento anche su come si è sentito e agito di solito nel passato.


Le pratiche che associamo a questo lavoro sono: vipassana della non interferenza, karma yoga, kriya yoga, saja yoga, ha-tha yoga classico, yoga del l' energie, yoga tantrico kashmiro, danza dei 5 ritmi, pratiche di osho, reiki, tai-chi, chi kong, shiatsu, tantra, shamanesimo, ati yoga, dzog-chen, anapanasana buddhista, yoga dell' arresto, yoga vari tratti dal vijnana bhairava tantra, vacanza, arte, yoga dell' ascolto, musica, meditazioni su oggetti, immagini di ogni tipo, massaggio kashmiro, massaggi di vario genere, do in, vipassana classica di Goenka, yoga nidra, pratica della presenza, inquiry di vario tipo, meditazioni di vario genere tratte da diverse tradizioni, azioni rituali o "magiche".